Articoli

L’energia vitale

Le emozioni sono energia vitale che fluisce. Quando proviamo un’emozione, nel nostro corpo si muove qualcosa. Un’emozione non è un’idea, un’ immagine, ma un evento energetico che si verifica nel nostro corpo, qualcosa che scorre dentro di noi.

Un giorno mentre stavo guidando, un ragazzo in moto è scivolato a terra pochi metri davanti a me, mi spaventai tantissimo e ricordo di aver sentito una scossa che dal petto è scesa lungo l’interno delle gambe fino ai piedi. La medicina tradizionale cinese conosce questi fenomeni energetici da almeno un millennio e ci insegna che la scossa che ho sentito è stata una scossa di energia provocata dallo spavento che ha percorso il meridiano dei reni che sono connessi proprio con l’emozione della paura.

Quando siamo contenti la nostra energia vitale ci espande verso il mondo, quando abbiamo paura ci contrae e si ritira in noi stessi. L’energia vitale fluisce costantemente nel corpo, se non fluisce, nel corpo si creano dei blocchi (contrazioni muscolari), un ristagno dell’energia e quindi un ristagno delle sensazioni. Generalmente la contrazione si forma proprio per soffocare l’emozione, se lo stimolo esterno che ha provocato la contrazione si ripete nel tempo questa può diventare cronica e inconsapevole, l’insieme delle tensioni croniche di un individuo costituisce la corazza individuale. La formazione della corazza procede con il soffocamento delle emozioni: nella corazza le emozioni vengono “congelate”. Quando la corazza si scioglie, le emozioni “congelate” si manifestano e possono essere nuovamente vissute tornando a far parte della nostra consapevolezza.

Per migliaia di anni, culture diverse anno sviluppato e promosso diverse pratiche di movimento per decontrarre o tonificare i muscoli, liberare l’energia vitale e facilitare il contatto e il ricorso alle risorse interiori. L’Oriente ha prodotto discipline come il Tai Chi Vhuan, lo yoga, il Qi Gong, all’Occidente dobbiamo gli esercizi di consapevolezza sensoriale al metodo Feldenkrais, il metodo Alexander e gli esercizi di Bioenergetica sviluppati da Alexander Lowen.

Gli esercizi di Bioenergetica aiutano l’individuo a sciogliere le tensioni, concentrarsi sull’io fisico e ad ancorarsi nella realtà della terra (grounding).

Claudio Alborghetti

La patologia psichiatrica e la patologia tumorale

A partire dal proprio corpo e attraverso di esso, l’essere umano agisce, sente, pensa, comunica e ogni avvenimento che lo colpisce a livello corporeo e/o mentale influenza tutte le sue possibilità di esistere. La malattia modifica il corpo della persona e ne cambia il rapporto con se stesso, con gli altri, con il mondo esterno. La sofferenza di una persona malata di tumore è diversa dal disagio psichico portato dalla malattia mentale grave ma la loro diversità si è rivelata meno profonda di quanto possa apparire se si tiene conto solo della manifestazione fenomenica delle due patologie.

In entrambi i casi cambia il rapporto della persona con il proprio corpo e con la realtà che lo circonda, la malattia trasforma il corpo della persona rendendolo irriconoscibile a se stesso e agli altri. Lo spazio vitale si restringe, il funzionamento personale e sociale si riduce, l’autonomia viene progressivamente perduta. Entrambe le malattie coinvolgono l’intera persona con i propri sentimenti, le proprie sensazioni e il profondo legame con gli altri.

I sentimenti e le sensazioni consistono di un’attività corporea e di una percezione mentale di tale attività; essi costituiscono una forza unificatrice, un ponte tra la mente e il corpo che sono aspetti diversi di un processo unitario. Esistono nell’ individuo due teatri: un teatro del corpo, dove ci sono sensazioni e movimento e un teatro della mente, dove si trovano immagini e pensieri. Entrambi sono espressione di un Sé unitario costituito da diversi livelli: energetico, sensoriale, tonico, emozionale e rappresentativo.

L’integrazione e la comunicazione tra queste funzioni sono necessarie per l’equilibrio e il benessere di ognuno di noi. Una scissione o uno squilibrio tra l’Io che percepisce e il corpo che è l’oggetto della percezione determinano una perdita dello stato di salute. Questo accade tanto nella malattia organica quanto in quella psichica: viene meno il legame con il Sé corporeo e si spezza quello con il mondo esterno creando un senso di solitudine, di vuoto, di isolamento.

La morte non è solo un evento fisico. E’ un evento psichico  e può avvenire molto prima ed indipendentemente dalla “dipartita finale”. E’ la perdita di alcune parti di noi, dei nostri sentimenti ed emozioni. La psicosi porta alla morte psichica, il tumore conduce alla morte fisica. In entrambe c’è uno spazio sul quale poter intervenire che è quello relazionale perché la morte è inevitabile ma ciò che conta è come si vive e come si muore.

Katia Cappiello

 Il counseling somatorelazionale

L’atto specifico del counselor somatorelazionale consiste nell’aiutare il cliente a trovare le risorse che ha dimenticato di possedere, ma che giacciono intatte al di fuori della sua consapevolezza abituale. Le stesse risorse ritrovate consentiranno al cliente di risolvere le proprie problematiche. Ma non è possibile accedere alle proprie risorse in modo frammentato, con il solo aiuto della ragione, o del corpo, o del cuore, è necessario un approccio che coinvolga tutta la persona: questa è la caratteristica somatorelazionale che prende in considerazione l’uomo nella sua totalità, corpo, mente e spirito.

Mi è capitato di non sapere più dove mi trovavo, di essere confuso, disorientato, angosciato da piccoli e grandi problemi, di sentirmi strozzato da vecchi paradigmi che mi avevano permesso di esistere fino a quel momento, ma che non sentivo più miei. Stavo male, ma in quel momento ho chiesto aiuto e ho avuto la fortuna di trovare una persona che ha saputo trasformare l’esperienza angosciante di smarrimento in una esperienza piacevolmente impegnativa, un’occasione per conoscere me stesso, ritrovare le risorse che avevo dimenticato. Nel caunseling somatorelazionale ho trovato chi ha avviato un percorso di scoperta di me e delle mie risorse partendo dall’osservazione e dall’ascolto del mio corpo, dall’ascolto delle sensazioni che nascono da esso, e delle emozioni frutto di una rielaborazione cognitiva delle stesse. Il mio percorso di counseling è finito, ma il processo che ha avviato mi accompagna. Ho imparato sulla mia pelle che la razionalità, l’intelletto, non sono sufficienti per fare delle scelte, trovare delle soluzioni, avvicinarsi alla felicità, o per stare bene. La vita non è un calcolo ingegneristico, un progetto. Ho imparato che molte risposte possono arrivare solo dal’integrazione tra ciò che la nostra pancia ci dice e la razionalità.

Il counseling è questo, una relazione d’aiuto il cui obiettivo è offrire sostegno a chi si trova in una fase di difficoltà, accompagnandolo alla soluzione della crisi, attraverso la riscoperta delle proprie risorse.

Claudio Alborghetti

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